Arte + tecnologia surreali antifasciste in esilio, in memoria degli ebrei polacchi

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10/7/26: L'ultimo giorno a Cracovia sono andati al Centro di Documentazione Cricoteka di Tadeusz Kantor, dedicato all'opera dell'artista polacco Tadeusz Kantor.

11/7: Treno di ritorno a Varsavia. Sebbene la riunione di Prisca fosse terminata, pensarono che tanto valeva rimanere in Polonia qualche giorno per sfuggire al caldo di Bologna, lavorando dall'hotel.

2 post fa, quando Cal ha parlato dei sui eroi polacchi, si è dimenticato di menzionare Bruno Schulz. Se ne rese conto perché stava leggendo una raccolta di saggi di Olga Tokarczuk, Il tenereo narratore, la quale menzionava Schulz diverse volte. Cal lo sta leggendo (in Italiano) perché, a suo parere, i saggi sono più facili da capire rispetto ai romanzi. I saggi trattano principalmente della sua scrittura e della sua filosofia.

Sostiene che la letteratura richieda una prospettiva in 4a persona, un narratore in grado di accedere alla vita interiore di esseri non umani, oggetti e fenomeni, conferendo loro voce e anima. Lei considera la scrittura un 5° elemento, che unisce ogni cosa:

È famosa per essere un'attivista per i diritti degli animali, quindi è stato deludente sentirla dire che gli animali non hanno un'anima e che solo gli umani possono avere un dio ... che arroganza a mettersi porsi al di sopra degli animali, sembra che voglia essere lei a parlare a nome loro, pensando che siano creature stupide e senz'anima incapaci di difendersi e lei è l'eroina che li salverà. Gli umani che credono in un dio sono più stupidi degli animali.

Per Cal, leggere (in italiano) i brani sull'apprendimento delle lingue è stato interessante, considerando che è come un bambino selvaggio che fatica a capire.

I passaggi sull'ebraismo sono stati particolarmente pertinente da leggere qui in Polonia, dato che Cal + Prisca ci pensavano a queste cose spesso qui ... quanto strano dev'essere vivere in un luogo dove si sono consumate atrocità del genere, non per colpa propria, nemmeno dei propri antenati, ma per mano della invasore nazisti, che non solo si propose di sterminare gli ebrei, ma rase al suolo Varsavia solo perché alcuni polacchi decisero di reagire. Prima della seconda guerra mondiale c'erano 3 milioni di ebrei in Polonia, ora ce ne sono 3.000 ⳾ eppure i fantasmi restano.

«Nel momento in cui mi reso conto in maniera concreta che il mondo ebraico era esistito nel mio stesso spazio, sugli stessi fiumi e nelle vie deglie stessi paesi, scoprii che ciò che è passato può continuare a essere reale e ad avaere il suo influsso, anche se ha cessato di esistere.»

12/7: Volevano visitare il museo di Chopin, ma era chiuso per lavori di ristrutturazione. Invece sono andati al Museo d'Arte Moderna di Varsavia. C'era una mostra su Julie Mehretu, che era particolarmente appropriato vedere questa mostra a Varsavia, poiché, sebbene lei sia etiope-americana, le origini di sua madre risalgono alla Polonia e a una famiglia polacco-ebraica. Hanno visto per la prima volta le opere di Julie Mehretu 15 anni fa alla Biennale di Venezia ⳾ da allora si è affermata come una superstar internazionale.

Cal è interessata ad applicare la tecnica artistica di Mehretu alla scrittura, in particolare il modo in cui l'artista cattura la storia nel suo svolgersi applicandola alla propria storia, dal suo punto di vista quello della migrazione dall'Etiopia agli stati ununiti. La versione testuale di Cal, tuttavia, sarebbe quella della migrazione dagli stati ununiti al Messico durante l'infanzia e, più recentemente all'Italia.

Mehretu ha sviluppato un sistema di segni unico, combinando diagrammi direzionali di punti e linee che inscrive su griglie architettoniche e altre composizioni simili a mappe. Queste forme richiamano i modelli migratori e possono essere lette come metafore di cambiamenti sociali, politici ed economici. Presentano formazioni simili a sciami di «personaggi»—esseri, figure, segni—meticolosamente disegnati su mylar satinato con una penna da disegno tecnico. Questi elementi popolano composizioni i cui sfondi sono costruiti con frammenti di topografie e paesaggi urbani, ispirate a progetti architettonici storici, contemporanei e utopici, queste strutture non sono facilmente riconducibili dallo spettatore a una specifica località. Come può Cal riprodurre tutto ciò a livello testuale?

Mehretu aveva l'abitudine di collezionare oggetti effimeri relativi a eventi chiave che hanno plasmato sia il mondo che lei stessa. Raccoglieva oggetti in momenti di rottura, punti di svolta politici, trasformazioni sociali e cambiamenti culturali, «fantasmi» del passato e del futuro che continuano a perseguitare il presente e costituiscono punti di riferimento essenziali nel suo processo artistico. Parallelamente, trova riferimenti alle prime tracce di segni umani, tra cui pitture rupestri preistoriche. Queste scoperte confermano la convinzione di Mehretu che l'atto di lasciare un segno sia una caratteristica umana fondamentale, collegando gesti antichi alle sue astrazioni contemporanee.

Bisogna assolutamente vedere i dipinti di Mehretu di persona per apprezzarne appieno i dettagli. Praticamente avevano la mostra tutta per sé, quindi potevano passeggiare avanti e indietro ammirando le opere da vicino e da lontano senza essere disturbati da altre persone.


raccolto materie effimero che l'ha ispirata (un libro in amarico)


vista di Varsavia dal museo

Era presente anche una mostra intitolata «Le vie della diffusione dei neri sulla terra dei bianchi» (sotto), un gioco di parole sul titolo di un dipinto del 1948 di Marian Bogusz, «Le vie della diffusione dei bianchi sulla terra dei neri». L'esposizione illustra le peculiari dinamiche del rapporto della Polonia con la cultura nera e l'Africa subsahariana, in particolare nel periodo successivo alla II Guerra Mondiale, sotto il regime comunista, quando il Paese adottò una posizione antifascista e antimperialista che condannava il razzismo e i progetti coloniali. Oltre agli artisti polacchi di quest'epoca influenzati dalla cultura nera, erano presenti anche artisti africani che si erano trasferiti in Polonia.


Marian Bogusz — Le usanze dei bianchi si diffondono nelle terre dei neri (1948)

poi c'era una mostra sul surrealismo e l'antifascismo in esilio. In particolare (per Cal, che ha vissuto in Messico da bambino) è stato interessante vedere quanti artisti e radicali si rifugiarono in Messico in quel periodo. Naturalmente c'è Leon Trotsky, che si rifugiò lì e strinse amicizia con Diego Rivera e Frida Kahlo. André Breton e sua moglie Jacqueline Lamba Breton vi trascorsero un periodo nel 1938. Durante la guerra molti rivoluzionari fuggirono, tra cui gli scrittori Anna Seghers e Paul Westheim, i pittori Leonora Carrington, Remedios Varo e Wolfgang Paalen, nonché la fotografa Kati Horna, molti dei quali rimasero nel paese anche dopo la fine della guerra. Molti altri fuggirono negli Stati Uniti e in altre parti delle Americhe: Breton e sua moglie, Victor Serge, Germaine Krull, Claude Lévi-Strauss, Max Ernst, tra gli altri. Altri ancora riuscirono a raggiungere almeno il sud della Francia per sopravvivere alla guerra: Oscar Domínguez, Jacques Hérold e Victor Brauner. Oppure la Martinica, dove Suzanne e Aimé Césoire fondarono la rivista surrealista Tropiques. Tra i membri della redazione figuravano anche René Ménil, Lucie Thésée, Aristide Maugee, Georges Gratiant ed Etienne Lero.

E ora sono a meri cani in fuga al contrario, dagli Stati Uniti fascisti verso l'Europa.


Wilfredo Lam


Leonora Carrington


Kati Horna—«Storia di un vampiro: avvenimenti di Coyoacán, 1962»

Oltre ad essere ben curato (con ottimi collegamenti tra le tre mostre principali) e presentato, l'edificio in sé è splendido e relativamente vuoto.


massiccia installazione a 3 piani realizzata da Minh Lan Tran

Poi si sono recati al Museo Nazionale della Tecnologia, nel Palazzo della Cultura e della Scienza (il grande grattacielo che a quanto pare i polacchi odiano perché è stato costruito dai russi).


decifrando il codice della macchina crittografica Enigma (usata dai nazisti)
+ ricreandolo, Marian Rejewski e altri matematici polacchi accorciarono
la guerra di diversi anni e salvarono forse milioni di vite.


computer analogico


unità di memoria analogiche a carosello


carillon a giradischi